Palestina. In Cisgiordania, Israele semina morte e terrore

Dopo giorni dal cessate il fuoco a Gaza che non ha fermato il bilancio delle vittime nell’enclave –almeno 110 persone hanno perso la vita dalla fine ufficiale della guerra genocida il 19 gennaio – il governo israeliano ha lanciato una vasta operazione militare chiamata “Muro di ferro” nella Cisgiordania occupata, con attacchi aerei e di terra nei campi rifugiati di Jenin e Tulkarem, nel nord del territorio.

Dal 7 ottobre 2023, Israele ha ucciso 946 palestinesi nella Cisgiordania occupata, di cui 187 erano bambini, tra questi Sham Mohamed Salah Zahra di 8 anni, Karam Mohamed Salah Zahra di 5 anni, Abdullah Jamal Hawash di 11 anni e Rokaya Ahmed Odeh Jahalin di 4 anni.

L’operazione “Muro di ferro”, iniziata il 21 gennaio, ha già causato la morte di almeno 63 palestinesi, in gran parte civili, e lo sfollamento forzato di altri 40.000, costretti a lasciare le loro case nei campi profughi di Nur Shams, Tulkarem e Jenin.

L’obiettivo dell’operazione è quello di neutralizzare i gruppi di resistenza armata responsabili degli attacchi contro i coloni nella Cisgiordania occupata, che regolarmente attaccano – e uccidono – i palestinesi con ogni tipo di arma. Tutto questo in un territorio che il ministro delle Finanze e suprematista ebraico Bezalel Smotrich ha promesso di annettere l’11 novembre 2024.

Per la prima volta dalla fine della Seconda Intifada (2000-2005), il governo di Tel Aviv ha schierato i carri armati nella Cisgiordania occupata, territorio che ha addirittura bombardato. In una dichiarazione del 23 febbraio 2025, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato il divieto per gli sfollati di far ritorno alle loro case. Il ministro ha inoltre ordinato all’esercito di prepararsi a una “permanenza prolungata” nella regione, che potrebbe durare fino a un anno.

Racconto di Jenin per immagini.

“Ancora un’ennesima Nakba”

L'image montre un militaire portant une petite fille sur ses épaules, tandis que d'autres soldats armés avancent à proximité, sous un ciel nuageux et des bâtiments en arrière-plan.
Jenin, 19 febbraio 2025. Un palestinese porta il suo bambino sulle spalle per proteggerlo dalle strade devastate dalla distruzione dell’esercito israeliano. Questo padre spera di poter tornare a casa sua nel campo profughi di Jenin dopo essere stato brutalmente espulso dalle forze di occupazione per più di un mese.
© Mohammad Mansour

Il campo profughi di Jenin, considerato una delle principali roccaforti della resistenza armata palestinese in Cisgiordania, accoglie circa 30.000 abitanti, tutti discendenti dei rifugiati della Nakba del 1948, quando oltre 700.000 palestinesi vennero cacciati dalle loro città e villaggi. I rifugiati non hanno diritto alla libertà di movimento e devono richiedere permessi alle autorità israeliane, spesso difficili da ottenere, per recarsi in città, a Gerusalemme o alla moschea di Al-Aqsa. Le incursioni regolari dell’IDF hanno distrutto infrastrutture, sistemi di tubazioni e reti elettriche. I residenti sono regolarmente al buio cosa che, insieme al fuoco nemico, non fa che terrorizzare i bambini.

Il 21 gennaio 2025, l’IDF ha effettuato dei raid aerei e delle incursioni di terra, chimando in causa lo Shin Bet – una delle principali agenzie di intelligence israeliane insieme al Mossad – e la polizia di frontiera (Magav).

L'image montre une ville densément peuplée avec des bâtiments serrés. Dans le ciel, on voit de la fumée noire s'élever, indiquant une situation de conflit ou de détresse. Les nuages sont présents au-dessus, et le paysage urbain s'étend sur une colline.
Jenin, 19 febbraio 2025. Il fumo si alza dalle case del campo di Jenin dopo un’operazione dell’esercito occupante. Il 2 febbraio 2025 l’esercito israeliano ha fatto esplodere, quasi contemporaneamente, una ventina di case del campo.
© Mohammad Mansour

Se, da una parte, gli israeliani dichiarano di combattere i “terroristi”, in realtà, dall’altra, si trovano i civili in prima linea. “Ancora un’ennesima Nakba”, mormorano gli abitanti esausti.

L'image montre un homme marchant sur un chemin inégal, portant deux sacs en plastique. En arrière-plan, on aperçoit d'autres personnes se déplaçant, ainsi que des débris et des constructions inachevées. Le paysage semble désordonné et en chantier.
Jenin, 19 febbraio 2025. I palestinesi del campo di Jenin sono costretti dall’esercito di occupazione israeliano a lasciare le loro case, lasciando dietro di sé i loro effetti personali.
© Mohammad Mansour
L'image montre deux hommes dans une rue. L'un d'eux, portant une tenue traditionnelle, tient un drapeau palestinien. L'autre homme, en veste noire, regarde en direction opposée. En arrière-plan, on aperçoit des bâtiments et de la végétation.
Jenin, 22 gennaio 2025. Khalil Abou Nasser, residente a Tulkarem, cittadina situata a circa 40 chilometri a sud-ovest di Jenin, è solito avvicinarsi ai veicoli blindati israeliani con una bandiera palestinese in mano, in segno di resistenza pacifica. Afferma che l’esercito israeliano non ha il diritto di divorare le vite degli oltre tre milioni di palestinesi nella Cisgiordania occupata. Un’occupazione persistente dal 1967, ritenuta illegale dalle Nazioni Unite, dalla Corte internazionale di giustizia (ICJ) e da Amnesty International.
© Khadija Toufik
L'image montre une foule dense de personnes rassemblées dans une rue, avec des bâtiments en arrière-plan. Les gens semblent concentrés et attentifs, certains portant des vêtements sombres. Il y a des arbres et des feuillages, et l'atmosphère est celle d'un événement significatif.
Jenin, 19 febbraio 2025. Centinaia di rifugiati del campo di Jenin aspettano di tornare a casa, nella speranza di recuperare alcuni vestiti pesanti ed effetti personali che sono stati costretti a lasciare dietro di sé. Ma l’esercito israeliano vieta loro l’ingresso.
© Mohammad Mansour
L'image montre une scène de tension avec des soldats en uniforme armés qui interagissent avec des civils. L'un des soldats, au premier plan, semble donner des instructions, tandis que d'autres soldats et des personnes en civil, certains portant des vêtements de protection, entourent la zone. L'environnement est urbain, avec des bâtiments en arrière-plan.
Jenin, 19 febbraio 2025. Un ufficiale dell’esercito israeliano ordina a un soccorritore della Mezzaluna Rossa palestinese di costringere i residenti a tornare indietro ed evacuare rapidamente l’area, mentre sperano di tornare alle loro case.
© Mohammad Mansour

Le manovre delle forze di occupazione non hanno lasciato scampo ai 30.000 abitanti del campo profughi di Jenin. “Si stima che 100 case siano state distrutte o gravemente danneggiate. Gli abitanti del campo hanno sopportato l’impossibile. Secondo le nostre informazioni, da stamattina tutti hanno evacuato il campo”, ha detto Juliette Touma, direttrice delle comunicazioni dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, che lancia l’allarme su una situazione “catastrofica”: gran parte del campo è stato interamente distrutto da una serie di esplosioni provocate dall’IDF. Chi è riuscito a fuggire si ritrova disperso nella zona con i propri familiari, spiega ancora la direttrice.

Il sindaco di Jenin, Mohammed Jarrar, ha detto che le distruzioni massicce hanno privato quasi il 40% dei quartieri della città dell’accesso all’acqua.

L'image montre une femme portant un enfant, marchant sur une rue poussiéreuse et inégale, avec des obstacles en terre et des déchets sur le sol. En arrière-plan, on aperçoit des véhicules militaires et des bâtiments. L'ambiance est sombre et témoigne d'un environnement urbain difficile.
Jenin, 3 febbraio 2025. Una donna palestinese, con il bambino in braccio, cerca di farsi strada sulla strada fangosa, mentre le jeep militari israeliane sono parcheggiate alla periferia del campo profughi di Jenin.
© Mohammad Mansour
L'image montre une rue endommagée, avec des personnes marchant sur un sol irrégulier. Il y a de l'eau stagnante sur le côté, des bâtiments et des arbres en arrière-plan, ainsi que des panneaux et des fils électriques visibles. L'atmosphère semble sombre et désordonnée.
Jenin 3 febbraio 2025.
© Mohammad Mansour
L'image montre une rue avec des bâtiments en arrière-plan. Un véhicule blindé est garé sur le côté. On voit trois personnes, dont deux enfants, marchant sur un chemin de terre.
Jenin 3 febbraio 2025.
© Mohammad Mansour

Secondo l’ONU, domenica 2 febbraio c’è stato il raid più violento, a causa di un’esplosione devastante, proprio nel momento in cui gli studenti dovevano fare ritorno a scuola. Secondo l’UNRWA, 13 scuole all’interno e nei dintorni del campo sono chiuse, stravolgendo così la vita di 5.000 bambini che abitano nella zona. L’unico sogno delle bambine palestinesi è quello di andare a scuola. “Il mio posto è in classe, non in mezzo alle rovine”, protesta una di loro. “È un’ingiustizia, perché ci privano dei nostri diritti umani? Il popolo palestinese non è umano?”.

L'image montre un homme tenant un jeune enfant dans ses bras, tandis qu'il tient la main d'une petite fille à côté de lui. Ils se trouvent dans une ruelle étroite avec des bâtiments en pierre. L'homme porte une tenue de sport, et les enfants sont vêtus de vêtements colorés.
Jenin, 22 gennaio 2025. Nour (a destra), con il padre e la sorellina.
© Khadija Toufik

In segno di solidarietà e vicinanza, un padre e le sue due figlie offrono un caffè ai giornalisti inviati sul posto. A destra, la piccola Nour, 5 anni, grida: “Guardate, è pieno di soldati di occupazione!”. Suo padre le chiede: “Hai paura?”. Risponde timidamente di “no”, mentre i droni israeliani, soprannominati zanana in arabo, non smettono di produrre un insistente ronzio insettoide.

Le vittime sono in gran parte civili

Secondo il ministero della Salute palestinese e il sito Shireen1, il bilancio è ormai raccapricciante: il 21 gennaio, erano oltre 40 le persone ferite e 12 i palestinesi uccisi, in gran parte civili. Tra loro ci sono Moataz Imad Abu Tabakh, un ragazzo di 16 anni che sognava già i suoi futuri studi, o altre vittime meno giovani, come Amine Salah Al-Asmar, 60 anni, o Raed Hussein Abu Al-Saba, 53.

L'image montre un groupe de personnes dans une pièce carrelée, probablement dans un contexte de deuil. Un homme est accroupi près d'un autre, tandis qu'une personne debout semble observer la scène. Un drap avec des couleurs nationalistes est visible au sol, ajoutant une dimension de tristesse à la situation.
Jenin, 3 febbraio 2025. I palestinesi rendono il loro ultimo omaggio a Khalil Tariq Al-Saadi, 34 anni, ucciso dal fuoco dell’esercito di occupazione israeliano nel campo di Jenin il 21 gennaio 2025.
© Mohammad Mansour

Il 26 gennaio 2025, la casa della famiglia Al-Khatib è stata circondata dai soldati, proprio mentre preparavano la cena. Layla Al-Khatib, 2 anni, è stata colpita alla testa da un proiettile esplosivo sparato da un cecchino israeliano. “Che colpa aveva?” chiedono i suoi cari con un filo di voce, distrutti dal dolore.

L'image montre une femme en deuil tenant un enfant enroulé dans un drapeau palestinien. Elle est entourée d'autres femmes, également en deuil, qui montrent une atmosphère de tristesse et de solidarité.
Jenin, 26 gennaio 2025. Un membro della famiglia Al-Khatib avvolge tra le braccia il corpo senza vita di Layla, una bambina di due anni.
© Mohammad Mansour
L'image montre une file de personnes, principalement des femmes en hijab, attendant. Au premier plan, une femme en tenue verte tient un paquet dans ses mains, en interaction avec un homme vêtu d'un manteau noir. L'environnement est urbain et chargé de végétation.
Jenin, 26 gennaio 2025. Un membro della famiglia della piccola Layla Al-Khatib mostra un pezzo del cranio della bambina.
© Mohammad Mansour

Il bilancio in totale è di 9 bambini uccisi nella Cisgiordania occupata dopo il lancio dell’operazione “Muro di ferro” del 21 gennaio. Mohammed Amer Zakarna, 17 anni, è stato ucciso il 24 gennaio da un bombardamento mentre si trovava nei pressi di un centro medico a Qabatiya, a sud di Jenin. Ahmed Abdelhalim Al-Saadi, 14 anni, è stato ucciso il 1° febbraio da un drone che ha colpito un gruppo di cittadini vicino ad Al-Saadi Diwan, nel quartiere orientale di Jenin. Saddam Hussein Iyad Rajab, 10 anni, è morto il 7 febbraio a Tulkarem per le gravi ferite riportate dalle pallottole israeliane mentre giaceva a terra, tra pianti e richieste d’aiuto. La scena è stata filmata e fatta circolare rapidamente sui social, scatenando un’ondata di commozione e indignazione. Mohamed Ghassan Abu Abed, 16 anni, è stato ucciso durante gli scontri con l’IDF nel campo profughi di Nur Shams a Tulkarem il 12 febbraio 2025. Cinque giorni dopo, è toccato al quindicenne Dhia Eddine Ahmed Omar Saba’a morire a causa dei proiettili israeliani a Qabatiya. Infine, il 21 febbraio 2025, sono morti Ayman Nassar Al-Himouni e Rimas Omar Amory, il primo a Hebron, il secondo nel campo profughi di Jenin. Entrambi avevano 13 anni. Rimas è stata uccisa vicino a casa sua, senza motivo, dai cecchini.

Cortei funebri vietati

Ai palestinesi è stato impedito di portare i corpi su una barella sorretta a spalle – come vuole la tradizione – fino alla tomba. Sono stati i paramedici della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS), un’organizzazione umanitaria che fornisce servizi medici e di soccorso ai palestinesi, a trasportare i corpi delle vittime fino al cimitero.

L'image montre des secouristes en uniforme portant des équipements de secours. Ils sont rassemblés autour d'un véhicule de secours, avec un paysage urbain en arrière-plan, sous un ciel légèrement nuageux.
Jenin, 19 febbraio 2025. I paramedici della Mezzaluna Rossa trasportano i corpi dei defunti al cimitero.
© Mohammad Mansour
L'image montre un groupe de personnes rassemblées autour d'une tombe. Des hommes portent un cercueil recouvert d'un drapeau. L'ambiance est solennelle, et des figures sont visibles en arrière-plan, observant la scène.
Jenin, 3 febbraio 2025. Sepoltura di Walid Mohammed Ali Lahlouh, 73 anni, ucciso nel campo profughi di Jenin il 2 febbraio 2025, quando lasciò la sua casa per portare del cibo ai residenti.
© Mohammad Mansour

1Osservatorio dedicato alla documentazione dei crimini di guerra di Israele, fondato da giornalisti in memoria della loro collega del canale qatariota Al Jazeera, Shireen Abu Akleh, uccisa a Jenin da un cecchino l’11 maggio 2022.