Comprendere il Genocidio attraverso la Storia di Hamas

Il libro di Paola Caridi, storica, saggista e giornalista, Hamas. Dalla Resistenza al Regime, è stato ripubblicato in una nuova edizione aggiornata il 14 novembre 2023 per Feltrinelli, a oltre dieci anni dalla prima edizione del 2009 e poco più di un mese dopo gli attacchi del 7 ottobre. Qui una recensione del volume.

L'immagine mostra un murale su un muro di pietra. Il disegno rappresenta una silhouette di un veicolo, probabilmente un camion, realizzato con vernice nera. Le linee e le forme sono stilizzate, creando un contrasto con la texture della parete di pietra. Sul muro si notano anche resti di manifesti strappati e segni di usura, che aggiungono carattere e storia all'ambiente.
“Hamas”, graffiti su un muro in Cisgiordania.
Soman, 4 maggio 2006.

Sulla solida base costruita nella prima edizione del suo libro, Paola Caridi arricchisce la nuova edizione del 2023 di Hamas. Dalla Resistenza al Regime con dettagli che abbracciano oltre un decennio di eventi cruciali per la regione dell’Asia Occidentale. Si tratta di un ampio e accurato aggiornamento dell’opera, in risposta al drammatico presente.

Dopo l’Operazione Piombo Fuso del 2009, con cui la prima edizione del volume si chiude, importanti trasformazioni sono avvenute nella regione, che Caridi racconta intrecciando gli eventi più ampi e di livello internazionale con le specificità relative alla Palestina, Gaza e Hamas. A cominciare dalle Rivoluzioni del 2011, che hanno coinvolto anche la Palestina con i Palestine Papers; passando per le contro-rivoluzioni del 2013 e le conseguenze sull’economia di Gaza; l’inizio di devastanti conflitti nella regione, tra cui la guerra in Siria, alla quale Hamas ha partecipato attivamente; e altre cinque guerre che Israele ha lanciato su Gaza, inclusa l’ultima, culminante in un genocidio tuttora in corso.

Obiettivo numero uno: ricentrare le complessità di Hamas

Paola Caridi è una delle poche esperte in Italia a trattare seriamente e con competenza il tema della resistenza di Hamas, discostandosi dai binarismi riduttivi che dipingono l’Islam politico come un insieme di progetti “irrazionali” o fondamentalisti. L’autrice apre il libro enunciando i suoi intenti: rendere chiaro a un pubblico ampio che Hamas è un attore complesso e un fenomeno storico che evolve, come tutte le realtà politiche (e non) della Palestina, all’interno del contesto dell’occupazione israeliana. Pur potendo apparire evidente agli esperti del settore, non è affatto scontato. I media e la stampa internazionale hanno dato prova, negli ultimi mesi in particolare, di gravi imparzialità e incapacità di trasmissione dei fatti. In un contesto, dunque, spesso deumanizzante per i palestinesi e ancor più demonizzante nei riguardi dei movimenti islamici e islamisti, il lavoro di Caridi si inserisce in un quadro di fondamentale importanza nel dibattito pubblico.

L’autrice non nega affatto le responsabilità o le violenze di Hamas; al contrario, con esemplare onestà intellettuale, inserisce tali aspetti nel quadro dei contesti storici e delle dinamiche politiche che coinvolgono vari attori nelle complesse vicende della storia della Palestina. E descrive con attenzione le istanze e le responsabilità politiche, mostrando la pluralità delle posizioni e delle tensioni che caratterizzano il conflitto contro l’occupazione israeliana.

La prima parte del libro è costituita da due sezioni non numerate: un’introduzione alla seconda edizione, intitolata “La storia di questo libro”, in cui l’autrice connette la prima e la seconda edizione; e un prologo emotivo in cui racconta le ragioni esistenziali delle sue domande di ricerca, arricchito da preziosi aneddoti biografici che aiutano a comprendere il contesto culturale e politico dei resistenti palestinesi. Inoltre, il prologo emotivo spiega bene come le pagine siano uno sforzo prima di tutto di traduzione nel senso antropologico del termine: non solo come comprensione semiotica di altre lingue (come ad esempio l’arabo), ma di linguaggi, di discorsi, di processi storici, di complessità sociali. In questo senso Caridi si pone a metà tra mondi, tra discorsi e all’interno della Storia e dei contesti.

Caridi riesce a spiegare perché Hamas deve e non può non essere compresa anche come una voce politica di resistenza che esprime le istanze, spesso inascoltate, del popolo palestinese. Un gruppo che, come d’altronde anche la sinistra palestinese, ha utilizzato in alcune fasi della sua storia il terrorismo come strategia per i propri obiettivi e varie forme di lotta armata; un movimento nato dal basso, derivante dalla Fratellanza Musulmana, che ha fornito servizi alla popolazione ben prima della formazione delle brigate ’Iz al-Din al-Qassam.

Segue una sezione più lunga che introduce la connessione ideologica tra Gaza e Gerusalemme intitolata “La battaglia per Gerusalemme” in cui Caridi spiega, attraverso una scrittura scorrevole e densa, l’importanza vitale di Gerusalemme, centro nodale della questione palestinese. Grazie a un uso sapiente delle simbologie della sacralità non solo in senso religioso ma anche territoriale e viscerale, descrive Gerusalemme come incarnazione di una dimensione politica e spirituale che va oltre le geografie e le fedi, portando il lettore in un viaggio attraverso il senso di appartenenza che la città suscita in ogni palestinese oltre le traiettorie politiche.

Tuttavia, l’importanza di Gerusalemme per Hamas è speciale, e afferma:

Hamas è il movimento politico palestinese che più di ogni altro ha utilizzato Gerusalemme come simbolo. La città è, cioè, il simbolo completo, ineludibile, insostituibile per non perdere la dimensione nazionale palestinese. Al Quds, Gerusalemme in arabo, è inoltre per Hamas anche il modo per uscire da Gaza, rompere il blocco e tentare di riconquistare una dimensione nazionale attraverso due parole critiche nella narrazione palestinese: resistenza e sacrificio. Per Gerusalemme, la resistenza è lo strumento da usare. Per Gerusalemme si possono sacrificare vite umane”1.

La sezione si conclude ricomponendo il quadro storico guardando agli ultimi tre anni, tristemente segnati da violente campagne di bombardamenti come l’Operazione Guardiano delle Mura (maggio 2021), fino a giungere agli eventi appena successivi al 7 ottobre 2023.

Trent’anni di storia in nove capitoli

Nel libro le origini e i processi evolutivi del movimento sono oggetto di una accurata ricostruzione all’interno di nove capitoli divisi diacronicamente benché intervallati da ampie digressioni storiche.

Viene narrata la nascita di Hamas nel 1987 come organizzazione figlia dei Fratelli Musulmani e braccio operativo dagli anni ‘30 del Novecento fino al 1987. I primi sette capitoli riprendono l’edizione precedente, focalizzandosi sul percorso storico a tappe che porta Hamas dalla sua fondazione nel 1987 a costituirsi come movimento durante la prima Intifada e a definirsi come attore dotato di militanza armata. In continuità con il lavoro di Fatah, segue la fase post-Oslo, che Hamas decide di contrastare, inaugurando la stagione dei primi attacchi suicidi, i quali diventeranno massicci durante la seconda Intifada (2000-2006). Il 2004 è un anno di grandi perdite per la leadership palestinese: muore Yasser Arafat e vengono assassinati lo Sheikh Ahmad Yassin e Abd al-Aziz al-Rantissi. Nonostante queste perdite, Hamas ottiene una vittoria alle elezioni municipali del 2005 per poi trionfare nelle elezioni generali del 2006. Il 2007 diventa l’anno della contesa con Fatah per il governo di unità nazionale, fino alla spaccatura geografica, ideologica e nelle alleanze tra le due fazioni. I capitoli 8 e 9 danno grosso spazio alle rivoluzioni del 2011 e al contesto specifico della Palestina e di Gaza ripercorrendo come Hamas si trasforma durante gli anni della guerra in Siria attraverso il cambiamento di ufficio e il coordinamento della leadership esterna.

Nell’ultimo capitolo, l’analisi si concentra sul rinnovamento interno di Hamas, in particolare attraverso l’aggiornamento della Carta Fondativa del 2017. Questa revisione rappresenta un “rebranding” dell’organizzazione, volto ad ampliare il sostegno alla causa di Hamas e a raggiungere una ricezione più ampia e favorevole a livello internazionale. Il capitolo 9 esplora inoltre il coinvolgimento di Hamas nelle iniziative popolari, culminando con gli eventi del 2018 della Marcia del Ritorno. Qui, Caridi conclude con una riflessione sulla crescente distanza tra la leadership di Hamas, perlopiù residente all’estero, e la realtà di Gaza, evidenziando quello che viene percepito come un abbandono e le critiche e dibattiti tra i sostenitori locali.

Tra le pagine finali dell’epilogo, Caridi riassume come si arriva al 7 ottobre 2023:

[...] la questione israelo-palestinese diviene sempre più periferica per la comunità internazionale che, soprattutto nelle cancellerie occidentali, si trova sguarnita di fronte alle ondate di rivoluzioni e rivolte nei diversi paesi arabi, la prima del 2011 e la successiva del 2019. Il focus si sposta sull’Egitto, che dopo la caduta di Hosni Mubarak vede l’ascesa dei Fratelli musulmani alla presidenza, subito travolti dalla controrivoluzione di Abdel Fattah al Sisi. La guerra civile (e guerra per procura) in Siria sposta poi definitivamente l’asse, portandolo lontano dalla questione israelo-palestinese anche a causa delle frizioni tra i paesi del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa, e alla tragedia della guerra in Yemen con il coinvolgimento armato saudita ed emiratino. La questione israelo-palestinese viene riposta in un cassetto perché percepita, da tutti gli attori regionali e internazionali, come un eterno conflitto a bassa intensità, una percezione fondata su una conoscenza così parziale e insufficiente della situazione sul terreno da aver creato le condizioni per il disastro del 20232.

Uno sguardo accessibile a Gaza e Hamas

Caridi dimostra una solida padronanza della letteratura accademica, collegando studi rilevanti su Palestina, Israele e movimenti politici come Hamas, ambito di cui è parte attiva. L’edizione del 2009 si inserisce infatti in una tradizione di scienziati sociali che, all’epoca, confutavano interpretazioni meramente securitarie nella comprensione di Hamas, riconoscendo invece le sue evidenti complessità, la sua struttura sociale, il contributo e l’appartenenza alla popolazione e alle istanze condivise con altri movimenti. Questo quadro rendeva evidente come Hamas e la resistenza islamica fossero fenomeni impossibili da ridurre a mere azioni terroristiche.

Al contrario, come Caridi dimostra, Hamas si muove lungo un percorso tortuoso, certamente non lineare, in cui è condizionata dal contesto, dagli attori esterni e da responsabilità interne. Hamas pianifica e attua strategie che non possono essere dissociate dalla realtà di un’occupazione irrisolta e pervasiva nella sua violenza strutturale e storica. In questo senso, la seconda edizione non aggiunge elementi del tutto nuovi o stravolgenti rispetto alla letteratura internazionale o all’edizione precedente, ma offre una continuità e un approfondimento essenziali per la comprensione dell’oggi.

Non ultimo, il volume svolge una funzione cruciale: si posiziona a cavallo tra l’accademia e il giornalismo d’inchiesta, ponendosi come un’opera storica che traduce concetti complessi legati alla società palestinese, musulmana e islamista, rendendoli accessibili anche ai non addetti ai lavori senza cadere in semplificazioni. In questo senso, il libro è dettagliato, arricchito da aneddoti e dalle narrazioni del lavoro sul campo di Caridi, maturate in oltre un decennio di vita vissuta in Palestina e visite a Gaza. Come sottolineato dalla stessa autrice, il racconto rappresenta anche la prospettiva di chi ha studiato Hamas in una fase di transizione, da gruppo ribelle a movimento politico formalizzato. Lo sguardo di Caridi, pertanto, offre una preziosa istantanea di Hamas nel periodo in cui cercava legittimità e visibilità, trasformandosi in un documento che restituisce le dinamiche del movimento e le biografie dei suoi leader, descrivendole nel loro contesto.

Gli aneddoti nel libro sono cruciali, poiché gli incontri descritti da Caridi rivelano un contatto con la realtà e uno scambio autentico con i membri di Hamas, un elemento spesso assente e che rappresenta un antidoto agli orientalismi narrativi da cui siamo frequentemente bombardati nei media occidentali. Gli intervistati appaiono come figure ordinarie, spesso curate e istruite, ben radicate nei contesti storici che hanno attraversato, inclusi i campus universitari e i dibattiti politici con le sinistre arabe.

Un esempio è l’incontro che Caridi fa con Sayyed Abu Musameh, il cui percorso politico va dai movimenti socialisti della sinistra araba all’adesione ai Fratelli Musulmani. Questo aspetto contrasta con la narrazione orientalista e l’errata “mostrificazione” di Hamas, che nel volume viene descritta nei suoi molteplici aspetti, inclusa la violenza, che però resta una parte e non la totalità dell’organizzazione. Pur non esplorando esaustivamente l’islamismo, Caridi si concentra sulla governance, evidenziando le differenze significative tra i leader in termini di pensiero, generazione e vissuto personale. Descrive così una leadership plurale, che riflette un’organizzazione orientata a un obiettivo comune ma anche attraversata da sfumature interne. L’autrice si frappone alle narrazioni tipiche della stampa occidentale, mostrando come Hamas sia parte integrante del tessuto politico, sociale e religioso, composta di elettori e rappresentanti.

Non ultimo, Caridi, attraverso i suoi incontri con le donne di Hamas e le loro istanze, smantella anche l’idea stereotipata delle donne musulmane come remissive o deboli. Al contrario, l’autrice dipinge personalità forti, impegnate in un dialogo attivo e nei dibattiti politici che le coinvolgono, insieme agli uomini e la società palestinese nel suo complesso. Attraverso il racconto delle esperienze sia femminili che maschili, Caridi racconta la gestione dei rapporti umani, le dinamiche familiari e coniugali, e il modo in cui le donne si posizionano rispetto a questioni legate all’adozione di una visione olistica dell’Islam.

Lo stile, ricco e avvincente, caratterizzato da una prosa talvolta romanzata, rende il ritmo particolarmente rapido, un aspetto che risulta importante considerando che le dimensioni del volume potrebbero inizialmente intimidire i lettori. Il lavoro di Caridi è prezioso per la sua capacità di offrire una visione approfondita e sfaccettata di un tema complesso. Non si limita a raccontare gli eventi, ma intreccia sapientemente le voci di uomini e donne, protagonisti di un conflitto che va oltre la dimensione militare, esplorando anche la vita quotidiana e le relazioni interpersonali. Con una scrittura chiara e rigorosa, fornisce una panoramica critica su Hamas, sfidando pregiudizi e semplificazioni. Il suo contributo è particolarmente rilevante nei dibattiti mediatici odierni, per chiunque voglia comprendere una realtà tanto complessa e cruciale.

1Paola Caridi, Hamas. Dalla resistenza al regime, n.e., Feltrinelli, Milano, p. 36

2Ibid, p. 346